Speriamo non sia un fuoco fatuo
È nata una stella per tutta la sinistra
di Matteo Bartocci
Mar, 26/01/2010 – 23:14
Per Fabio Mussi la vittoria di Vendola è «talmente clamorosa per quantità e qualità» da non avere bisogno di interpretazioni sofisticate. «Può essere un punto di rottura perché quando votano 200mila persone e hai il 70% dei consensi certo c’è la sinistra ma c’è anche tanto Pd. Direi che è nata una stella».
Una stella tutta pugliese o anche nazionale?
Vendola si è guadagnato sul campo una leadership anche nazionale. Chi diceva «con lui vince la destra» sbagliava. La partita delle regionali è aperta. Ma è un risultato che rilancia la sinistra in tutta Italia. Una sinistra che si ricostruisce, non separatista, che si mette al servizio di un progetto di alternativa e di ricostruzione del centrosinistra che non sia la nursery di qualche pezzo sopravvissuto della Dc.
Conosci D’Alema da innumerevoli anni. La vittoria di Vendola è una sua sconfitta?
Mi sorprende la gestione dilettantesca della questione pugliese da parte del Pd. C’è un problema di metodo e di leadership. Ma come si fa a chiedere al presidente uscente di togliersi dalle scatole senza dare neanche un giudizio su quello che ha fatto? Gli hanno detto: levati di mezzo, ora tocca ai professionisti. Poi hanno provato con Emiliano e infine hanno riproposto Boccia. Intendiamoci, sono sospettoso delle primarie perché spesso sono state una scelta sulle persone e non sui contenuti. Però è insopportabile che le primarie siano a disposizione del principe che decide lui quando si fanno o no. Era evidente che in Puglia fossero l’unica soluzione pulita ed è stato un errore negarle fino all’ultimo. Vendola non ha fatto il Loiero, ha detto facciamole e accetterò il risultato. Questo lo ha rafforzato molto.
Che conseguenze immagini per il Pd?
Se si guarda alla politica con lo sguardo più lungo emergono molti interrogativi. Dopo il ’98 l’Ulivo fu sciolto a Gargonza nel nome di un’idea socialdemocratica. Poi si perdono le elezioni del 2001 e allora nacque l’Unione: tutto il centrosinistra unito attorno a un programma di governo. Nel 2006 le elezioni si vincono per un soffio e si entra nella tempesta perfetta. Si sciolgono i partiti e si arriva al discorso del Lingotto di Veltroni, che è l’atto di morte precoce del governo Prodi, perché quando il partito di maggioranza dice «dalle prossime elezioni si va da soli» il governo è finito. Io ringrazio ancora gli dei per non avere aderito al Pd, ne vedevo la deriva a destra e l’idea di un blairismo fuori stagione… comunque, quando nacque dissero basta con le coalizioni confuse, bipartitismo, autosufficienza, primato del programma. Il Pd sbarca sinistra e socialisti, salva Di Pietro e radicali e nel 2008 prende il 33%. Un anno dopo ha preso il 27%, 4 milioni di voti persi. Fallita l’autosufficienza dicono «contrordine compagni», il bipartitismo non serve, c’è bisogno di un’alleanza strategica con l’Udc, senza peraltro che la politica craxiana dell’Udc lo richiedesse. Uniamoci a prescindere, come viene viene. Beh, Occhetto fu accusato di essere ondivago ma qui siamo al maremoto. Le alleanze si possono fare ma serve un’idea politica, se le fai solo per sommare i voti ti ammazzano.
Non c’è solo Vendola. Anche Bettin a Venezia è al 35%. La sinistra è scomparsa ma se trova i candidati giusti conquista buona parte del centrosinistra.
Abbiamo preso botte tremende ma alle europee abbiamo avuto due milioni di voti, più del 6%. Ce ne sono tanti di più nell’astensione. Spes contra spem, non può non esserci un campo, una forza, un partito, che non sia come la Linke. Il Pd non è in grado strutturalmente di rappresentare la sinistra.
Sinistra e libertà si trova al confine. Guardate più al Pd o alla vostra sinistra?
Mi aspetterei non dico un «big bang» ma un grande rimescolamento. Intanto lavoriamo a costruire una sinistra, mi auguro che il Pd ritrovi la strada che ha perso. Non sono per il tanto peggio, sono per il tanto meglio. Dobbiamo battere la destra.
Che ne sarà del dialogo con il Prc e i comunisti?
Li rispetto ma una linea puramente identitaria non porta avanti. In Puglia Rifondazione si è spesa molto ma dubito che tutta la sinistra possa ritrovarsi sotto gli antichi simboli. Dobbiamo tornare a parlarci guardando avanti. Se vogliamo espandere diritti e libertà dobbiamo trovare forze nuove. Il trionfo di Vendola dovrebbe far riflettere tutti. Nichi non è un centrista. Spero che Sel abbia un bel risultato, che il centrosinistra regga e che con tutta la sinistra si possa riavviare una collaborazione proficua.
Escludi accordi sulle liste elettorali?
Non escludo nulla. Dipende dalle scelte regionali. Le liste sono un’opportunità e una necessità, il problema è il progetto politico. Con l’Arcobaleno abbiamo provato a unire tutto e non ha funzionato.
Fosse vero!
La vecchia rifondazione pronta a una nuova unità
La sinistra cosiddetta radicale prova a ritrovarsi e a ricomporsi. I movimenti di avvicinamento tra quel che resta dell’originaria Sinistra e Libertà – che oggi e domani a Roma si rilancia in Sinistra, Ecologia e Libertà, senza socialisti e senza la maggioranza dei Verdi che con Bonelli daranno vita alla “Costituente ecologista” – e la neonata Federazione della Sinistra – Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Lavoro&Solidarietà – sono partiti da diverso tempo. Esattamente da quando, circa un mese fa, i dirigenti dell’area maggioritaria del Prc, Claudio Grassi e Bruno Steri pubblicarono sul manifesto un articolo rivolto a Nichi Vendola per invitarlo a riprendere un terreno unitario. E del resto, da quando si è iniziata a formare la Federazione della Sinistra – che ha eletto un Consiglio nazionale di 70 persone, un esecutivo provvisorio di 7 (Ferrero, Grassi, Rinaldi – Prc – Licandro e Pignatiello – Pdci – Salvi – Socialismo 2000 – e Patta – L&S) e come portavoce Paolo Ferrero (ma ci sarà una rotazione ogni tre mesi) – non ha nascosto la sua intenzione di proporsi come luogo unitario e ricompositivo di gran parte della sinistra comunista e di quella che diede vita, nel 2008, all’esperienza disastrosa dell’Arcobaleno. Ferrero il giorno del varo del nuovo contenitore, il 5 dicembre al Brancaccio, ha insistito molto su questo aspetto appellandosi direttamente «a Nichi (Vendola) e a Fausto (Bertinotti)». Non è un caso che il Prc abbia ormai un solido patto di direzione tra tutte le sue componenti, compresi gli ex bertinottiani rappresentati in segreteria nazionale da Augusto Rocchi e da Rosi Rinaldi, proprio in virtù della nuova linea “unitaria”. Linea rafforzata dalle contestuali, e rocambolesche, avventure di Sinistra e Libertà.
Il cartello elettorale che alle scorse europee ottenne il 3,1% – risultato sorprendente e desideroso di un’immediata traduzione politica in un progetto credibile – ha perso per strada buona parte dei soci fondatori. Il Ps di Riccardo Nencini ha stretto un patto con il Pd di Bersani rivolto, essenzialmente, alla riconferma del proprio segretario a consigliere regionale della Toscana – cosa che ha prodotto una mezza rivolta nello stesso Ps – mentre i Verdi hanno visto vincere la linea autonomista di Angelo Bonelli, neo presidente del Sole che ride, spalleggiato sia dall’ex leader Pecoraro Scanio, sia dalla sinistra movimentista del veneto Bettin (colui che tiene i rapporti anche con i centri sociali nordestini). Inoltre, sia Nencini che Bonelli hanno iniziato un’interlocuzione con i Radicali italiani – guidati ora dal segretario Mario Staderini ma ispirati sempre dall’immancabile Pannella – per costruire un Polo “laico, socialista e ambientalista” in grado di presentarsi autonomamente anche alle prossime regionali. Questa scomposizione progressiva si è ovviamente nutrita di una contraddizione sempre presente in Sinistra e Libertà: quale grado di rapporto, o di internità, avere con il nuovo Pd di Bersani. Una parte consistente anche degli ex di Rifondazione (a partire dallo stesso Bertinotti) non ha mai fatto mistero dell’eventualità per la nuova formazione di entrare direttamente nel partito democratico una volta che questo fosse stato reso un po’ più presentabile. Questa attesa per le dinamiche del Pd ha fatto però mancare l’occasione offerta dal buon risultato delle europee generando una diaspora che solo oggi viene riafferrata con l’assemblea nazionale che si terrà all’Hotel Marriott di Roma e che darà lo slancio sia per le Regionali che il per il primo congresso costitutivo della nuova organizzazione politica. A spingere verso questa direzione c’è senz’altro lo scontro che si è aperto tra il Pd e Nichi Vendola in Puglia, con il primo desideroso di dare il benservito all’attuale presidente della Regione per poter stringere in libertà un patto con l’Udc di Casini e con Adriana Poli Bortone, già deputata di An e oggi approdata a posizioni più centriste. Uno scontro che Vendola ha accettato, dichiarando l’indisponibilità a farsi da parte se non dopo regolari primarie del centrosinistra, e che lo ha portato a ricucire anche con Rifondazione comunista dopo che questa era stata estromessa dalla sua giunta.
Le prove di dialogo e di unità, quindi, sono tutte in atto. Ieri, lo stesso Vendola ha definito Rifondazione comunista, in un’intervista al nuovo settimanale Gli Altri (rinato dalla chiusura del quotidiano diretto da Piero Sansonetti – auguri!), «un interlocutore fondamentale» cosa impensabile qualche mese fa. E oggi il riavvicinamento viene descritto visivamente da una doppia intervista, pubblicata dal manifesto: da una parte il leader di Sinistra Democratica (gli ex Ds non entrati nel Pd), Claudio Fava, dall’altra il neoportavoce della Fds, Paolo Ferrero. Se Fava «non esclude affatto» liste comuni con il Prc alle Regionali, Ferrero rilancia «un fronte più ampio possibile per contrastare lo spostamento moderato del Pd e dei centristi» (avete letto bene, lo spostamento moderato dei…centristi, un modo per far intendere che si potranno fare alleanze elettorali anche con l’Udc).
Insomma, dopo un periodo di scontro furibondo le diverse anime che hanno diretto nel corso degli anni Rifondazione comunista stanno fumando diversi calumet della pace. Cosa del tutto comprensibile visto che gran parte del loro dissidio non aveva particolare fondamento come stanno confermando le principali scelte del momento. Entrambi pensano sia indispensabile fare alleanze con il Pd anche quando questo decide di allearsi con l’Udc; entrambi hanno aderito convintamente – il Prc con maggiore convinzione – al NoBDay allineandosi all’egemonia dipietrista sulla sinistra italiana. Entrambi si preparano a far parte di una nuova Alleanza democratica – il Prc lo chiama il nuovo “Cnl” – che si batta unitariamente alle prossime elezioni politiche per sconfiggere Berlusconi.
Certo, permangono delle contraddizioni e dei possibili conflitti. La propensione a influenzare il Pd, anche dall’interno, rimane intatta in alcuni settori di Sel – come conferma la stessa intervista a Fava citata sopra – anche se Massimo D’Alema ce la mette tutta per scoraggiare simili tentazioni. In realtà, il Pd di Bersani ha fatto una finta a sinistra per incunearsi decisamente sul lato destro del campo rilanciando una collaborazione fattiva con Berlusconi – questo è il classico a cui i dirigenti ex diessini non sanno rinunciare: ogni volta che il Cavaliere è in pericolo loro corrono ad aiutarlo…lo fece D’Alema con la Bicamerale, poi Veltroni quando Fini minacciava di abbandonare Berlusconi, ora di nuovo D’Alema con l’ausilio di Bersani – e costruendo un rapporto privilegiato con Casini che farà disastri in Puglia, provocherà fratture in Sicilia e farà perdere al Pd una marea di voti.
Sull’altro versante, esistono ancora nel Prc delle tendenze a rifiutare patti con il Pd – anche se l’alleanza per le Regionali è pressoché fatta – e lo stesso Ferrero è costretto a condire le sue robuste aperture a Sel con dei formali appelli alla sua sinistra, a Sinistra Critica o al Pcl. Ma non si tratta di aperture serie, anche perché non sostanziate da alcuna iniziativa concreta. Del resto, a dare un’idea del movimento di fondo, si può citare un recente documento della Rete dei comunisti (piccola organizzazione ma con un ruolo di direzione nel sindacato Rdb) con cui si prendono le distanze dalla Federazione della sinistra a cui invece si era prestata più di un’attenzione fino a qualche settimana fa.
Ma sono contraddizioni che ancora non emergono e che sembrano essere soverchiate dalla direzione unitaria che sembra essere stata impressa ai rapporti a sinistra e che avrà come sbocco obbligato le prossime elezioni politiche. In quella sede, all’interno di un fronte unitario delle attuali opposizioni, sia la Federazione della Sinistra che Sinistra e Libertà avranno l’occasione di superare gli sbarramenti elettorali e di tornare significativamente in Parlamento.



Ultimi Commenti